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W.A. MOZART
 
ANTONIO VIVALDI
 
H.J. HAYDN

 

FRANZ JOSEPH HAYDN (1732-1809)


Estraneo alle monumentali strutture polifoniche di Bach e di Hàndel come alla sottile introspezione di Mozart e di Beethoven, Haydn s'inserisce tra i due binomi musicali con una sua fisionomia umana e artistica ben precisa, ma spesso fraintesa dalla critica del secolo scorso. La tradizione, sostenuta un tempo da certa letteratura romantica come oggi dal cinematografo, tende a drammatizzare l'esistenza di un artista e identifica il genio nella sofferenza, nella sventura o nel mistero, scambiando l'equilibrio con la grettezza, l'umiltà col servilismo, la pratica religiosa con la bigotteria, e crea una retorica del personaggio, di facile suggestione, ben lontano però dalla realtà storica.

Haydn si può definire un anti-personaggio: nella sua gentile modestia, sia -che venisse a contatto con musicisti e letterati di chiara fama, come Porpora o Metastasio, con principi illuminati come gli Esterhàzy, mantenne sempre un'ammirevole coerenza. Privo di atteggiamenti intellettuali come di superbia, ligio al suo lavoro, ignaro della sua stessa rinomanza, seppe irradiare attorno a sé una costante, paterna dolcezza, in una lunga, fertile vita che non conobbe sconvolgenti passioni e rimase estranea a quell'atmosfera di "genio e sregolatezza", così gradita al pubblico.
"Mi alzo di buon'ora e, appena vestito, m'inginocchio e prego Dio e la Vergine Santissima che anche per oggi mi venga l'ispirazione. Fatto un poco di colazione, mi metto al piano e comincio a
cercare l'idea. Se la trovo, allora posso continuare senza fatica. Ma se non va, allora capisco che per qualche fallo ho perduto la grazia divina e mi metto a pregare tanto a lungo, chiedendo la grazia, finché ho la sensazione che mi è stato perdonato".
Una fede così edificante nel dilagare dello scetticismo di un secolo in cui la religione è divenuta un fatto più estetico che mistico, sembra un anacronismo e induce alla critica maliziosa e incredula: eppure è una fede autentica, respirata con la musica fin dagli anni dell'infanzia.
A Rohrau, un villaggio della Bassa Austria ai confini con l'Ungheria, Haydn era nato e vissuto fino a sei anni. Suo padre Mathias Haydn, carpentiere, suonava Tarpa da buon dilettante, senza conoscere le note, accompagnato al violino dal maestro di scuola. Alcune stampe dell'epoca e le testimonianze dei biografi descrivono il piccolo Franz Joseph, che in famiglia chiamavano "Sep-pel" (Beppe), mentre impugnava due bastoni di le-

gno di grossezza diversa a guisa di violino muto, e seguiva a tempo perfetto le mosse del maestro. Aveva anche una vocetta gradevole e intonata; lo sentì un parente di suo padre, un certo Franck, maestro di canto nella vicina Hainburg e lo volle con sé a studiare.
La prima testimonianza di una pubblica esibizione musicale del piccolo Joseph l'abbiamo il 4 giugno del 1738: è la festa di San Floriano, un santo popolarissimo in Austria. Fra i musicanti che devono accompagnare la processione, il timpanista manca perché morto improvvisamente. Verrà sostituito da Haydn, rapidamente istruito da Franck.
L'inizio della carriera di musicista coincideva così col distacco dalla famiglia, proprio nell'età infantile dei giochi e degli affetti, quando la casa è asilo e difesa e rappresenta quel mondo naturale di calore umano dove i diritti si fondono armonio-samente coi doveri e si stabiliscono i presupposti necessari a una vita equilibrata e serena.