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W.A. MOZART
 
ANTONIO VIVALDI
 
H.J. HAYDN

VITA DI WOLFGANG AMADEUS MOZART

Cara sorella mia!
ti prego di scrivermi più spesso. . . Mandami a dire come sta il nostro canarino. Canta ancora? Fischia ancora? Sai perché penso al nostro canarino? Perché qui nel nostro albergo ce n'è uno che si da un sacco di arie, proprio come lui. . . Ieri papa e io ci siamo messi gli abiti nuovi. Eravamo belli come angeli. Siamo andati a Messa e abbiamo visto il re, la regina e, per di più, anche il Vesuvio. Napoli è bella, ma c'è troppa gente, come a Vienna e a Parigi."
I napoletani, in quella primavera del 1770, si erano abituati a vederli passeggiare, più a piedi che in carrozza, per le strade della città: il ragazzo, un adolescente biondo, magro, non alto, camminava guardando attorno ogni cosa, gustando l'aria tiepida della sera, simpatico, così lieto e vivace, con quel suo sorriso fra l'arguto e l'ingenuo. La regina, incrociandoli sulla passeggiata del molo, li salutava sorridendo e i due si inchinavano, il padre distinto, serio, il figlio con uno sguardo insieme dolce e scanzonato. Al ritorno in albergo, il ragazzo scriveva due righe alla mamma e alla sorella. Tutto normale, per un giovinetto austriaco in vacanza alle falde del Vesuvio. Un po' meno normale il fatto che prima o dopo le 'due righe a casa' il ragazzo scriva spesso anche qualche Sonata, qualche Minuetto, un Concerto, o un'Ouverture. . . ma è l'"amato da Dio", "Teofilo" in Germania, "Amadeo" in Italia, Giovanni Crisostomo Volfango Mozart.
Nato a Salisburgo il 27 gennaio del 1756, da Leopoldo e da Anna Maria Pertl, a quattordici anni Volfango è un fenomeno di cui tutta Europa parla: può scrivere un concerto in un'ora, un'Opera intera in pochi giorni, improvvisare per ore al clavicembalo su qualunque tema gli venga proposto. Una volta, in casa di amici, preso un foglio lo divide in due. Dopo pochi minuti la musica è scritta: una pagina profondamente triste, l'altra piena di vivacità e di gioia. Poi, esclamando "Arrivederci a tutta la compagnia!", se ne esce, con l'aria più naturale del mondo. Per lui, la musica è una forza istintiva, un fresco torrente di suoni che scaturisce limpido come la sorgente dalla roccia. Le immagini sonore appena scritte sono già dimenticate: altre si affollano alla mente, accompagnano i suoi gesti, scandiscono il ritmo dei suoi passi, gli cantano dentro chiedendo solo d'essere espresse. Come sempre, da quella volta a Salisburgo quando tutto è cominciato, come per gioco, nella sua bella casa della Getreidegasse. . .
« Una bestia rara » - È sera. In casa Mozart si accordano gli strumenti: dopo una giornata di lavoro, niente di più distensivo per Leopoldo che fare un po' di musica con due amici. Mentre si sta per dare il via all'esecuzione di un Trio, Volfango, serio serio, fa capolino in salotto portando con sé un piccolo violino regalatogli dal padre. "Potrei eseguire la parte del 'secondo violino'?", chiede. Gli ospiti, divertiti, decidono di stare al gioco. Il bimbo è felice. Sta un attimo in silenzio, guarda 'i grandi' aspettando 1' "attacco", poi incomincia a suonare con loro. Dopo le prime battute, il babbo e gli amici si fermano sbalorditi: quattro anni sono davvero pochi per un "secondo violino", ma l'esecuzione di Volfango è perfetta. Immobile al clavicembalo, papa Leopoldo non sa nascondere la commozione. "Quando suonavi o componevi - scriverà molti anni dopo al suo Wol-ferl ormai uomo - nessuno avrebbe osato interromperti. La tua espressione era così severa e profonda da mettere in ansia per la tua stessa vita."
Da quel momento sono ore e ore di lezione ogni giorno e tournées' faticose in tutti i più importanti centri musicali d'Europa: Maria Anna, la sua cara 'Nannerl', la sorellina di cinque anni più anziana, lo accompagna, essa pure bravissima, al clavicembalo.
Volfango ha solo sei anni quando riceve l'invito di Maria Teresa d'Austria alla Corte di Vienna. Lo presentano ali' imperatrice ed egli, senza troppo pensarci su, invece di farle un bell'inchino, le sorride, le salta sulle ginocchia e l'abbraccia stretta. Poi, tutto felice, se ne va al clavicembalo. Finito il concerto, è Sua Maestà in persona a dare il via agli applausi.
Per tutto il tempo del loro soggiorno a Vienna, Nannerl e Volfango saranno i beniamini, a Corte. Volfango soprattutto, che tutto fiero nel bell'abito col panciotto e lo spadino regalatogli dall'imperatrice, si diverte un mondo nei giardini e nei saloni del palazzo di Schònbrunn. "Ma come stoni, caro!", osserva candidamente all'arciduca Giuseppe che si esercita con il violino. E un giorno il grande Wagenseil, seduto al cembalo accanto a lui, si sente chiedere dal bimbetto perfettamente a suo agio e per nulla impressionato dall'importante personaggio: "Devo suonare un vostro concerto; volete per cortesia voltarmi le pagine?". Un altro giorno scivola su uno dei 'parquets' della Reggia. L'arciduchessa Maria Antonietta - la futura regina di Francia - gli è premurosamente accanto e lo aiuta a rialzarsi. Volfango sorride alla bimba -l'arciduchessa ha sette anni - e le dichiara francamente: "Siete davvero gentile. Quando sarò grande vi sposerò". "Perché mai, caro?", gli chiede l'imperatrice, che ha assistito alla scenetta. "Be', per ricompensarla!", spiega Volfango convinto. La sua allegria, la sua spontaneità, il suo sorriso e i suoi slanci affettuosi sono irresistibili. Tutta la Corte ne è conquistata.
Il fascino che il piccolo Mozart esercitava sul pubblico era straordinario. Stupiva soprattutto vederlo così bambino, pur fra tante prove del suo genio. Nonostante tutte le mirabolanti imprese compiute sulla tastiera del clavicembalo, era capace dei gesti infantili più disarmanti.

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